venerdì, 28 aprile 2006

Sforno post a ritmo frenetico.Mangio confetti mentre mi chiedo se la tecnica della sostituzione non abbia tremendamente fallito.La verità è che sono cattivo.Rent.La verità è che sto bene e vaffanculo il giusto.Sceglietegliamicisceglieteunamodacasualelevaligie intinta. La verità è che io non mi piego.Voglio vivere nel sole con il mio miglior vestito. La verità è che poco conta. La verità è che solo il fatto che ci sono importa. La verità è che ho fatto un sacco di cazzate. Voglio vivere nel sole per sentirmi più pulito. La verità è che dire ho fatto un sacco di cazzate è ancora dire poco. And I know that i will suffocate. La verità è che conta solo il suono.La verità è che amo il frasuono. Pump up the valuum.La verità è che chi sei lo sai solo tu. Sono la tua brutta compagnia.Sono quello che va sempre contro,che non ha regole ne moventi. 
La verità è che se non ce la fai da solo peggio per te. La verità è che non tollero il miele.La verità è che sono di nuovo qui.

La verità è che sono tornata .

Muoversi sovente, provocare confusione,
tenere il mondo intero in costante agitazione
espandersi a ventaglio,bruciare a poco a poco
ma senza dare modo di gettare acqua sul fuoco


SheSinAbedMood ha scritto alle 18:06 | Permalink | commenti (5)

giovedì, 27 aprile 2006

 

 

  Uccidiamo il chiaro di luna
  le gondole placide sulla laguna
  quest'immagine da cartolina
  questa gente messa in vetrina

 

 

 

Sdraiarmi in quel parco è stato come tornare indietro di 5 anni. E' stato come tornare a quando avevo 17 anni e la vita era tutta ska. E’ stato come tornare a quando passavamo il sabato pomeriggio ad ascoltare i bonghi sdraiati in mezzo a quel prato, ed eravamo dei ragazzini e volevamo solo ballare. Era quando c’era quella sana incoscienza e te la godevi sempre fino in fondo.
Stare lì oggi è stato tornare a quella notte di giugno del 2001 al concerto dei Farenheit 451 in quel parco. Mi sembrava di vedere noi che balliamo uccidendo il chiaro di luna e cantiamo in gazelle, pantaloni a zampa e felpina della fiera. Noi che ci prendiamo per mano e saltiamo fino a toccare il cielo. Eravamo il clichè di quello che chiamavamo l'alternativo .E fa ridere a pensarci ora.

Quelli che sabato voleva dire fiera/parco. Quelli che si divertivano solo se c’era un bongo nei paraggi. Quelli che la vita era solo sognare di scappare da qui. Quelli che pensavano solo a buttarsi nel pogo e ballare piu che potevano. Quelli che alla parola concerto ska non capivano più niente. Quelli che passavano le notti a mandarsi messaggi su problemi esistenziali che poi la mattina dopo te l’eri già scordato quello che ti stavi chiedendo. Quelli che andavano a provare col gruppo e litigavano per chi aveva il volume della chitarra più alto. Quelli che tiravano fuori gli strumenti e si mettevano a suonare in mezzo alla metropolitana. Quelli che aspettavano quel famoso tram seduti per terra per ore. Quelli che il sabato sera bevevano sempre troppo. Quelli che a scuola all’intervallo si sedevano sul muretto a parlare di tutto e niente. Quelli che tornavano dal Palavobis con l’ultima metro così pigiati da non sentire più se davvero esisti ma con quella gioia nel cuore che sì, tu c’eri. Quelli che erano convinti di avere il mondo.

Ed è splendido quanto ce l'abbia ancora dentro tutto questo. Quanto quel mondo è lontano nella mente ma così palpabile, ancora. Quanto nella sostanza io sia ancora la stessa, anche se non vado più al Deconstruction e non mi infilo più in tutti i concerti ska con una birra in una mano e la voglia di spaccare il mondo. Ma il sapore è sempre quello.Ovunque vado, ovunque sono, rimane sempre lo stesso sapore che era allora. Perché anche se adesso il sabato sera non vuol più dire prendere la metro e mettersi sotto il Castello a fumare e a parlare di quello che sarai un giorno, a guardare il cielo e pensare a quello che sarà quando saremo all’università con l’ansia che a mezzanotte e mezza passa l’ultima metro, io sono sempre la stessa. Sono sempre quella che arriva a un concerto con lo stesso entusiasmo di una bambina e comincia a ballare e non pensa più a niente. Sono sempre quella che alza al massimo il volume dello stereo quando passano la sua canzone preferita e fa incazzare tutti. Sono sempre quella che vuol stare a guardare le stelle e a parlare di noi e del futuro. Sono sempre quella che viene guardata male perché ha i pantaloni strappati come aveva a 16 anni. Sono sempre quella che sull’autostrada della Cisa per andare al mare mette i Reel Big Fish e gli Ska-P a tutto volume e se ne vergogna un po’ ma in fondo in fondo si sente così terribilmente bene. Sono sempre quella che se vede il pogo non ce la fa a non buttarsi in mezzo. Sono sempre quella che canta col desiderio di fumare e tanta voglia di occupare. Sono sempre quella che in metropolitana mette le cuffie e si isola e guarda la gente come allora. Sono sempre quella che ci crede ancora fino in fondo. Sono sempre quella che l’essenza se la tiene stretta stretta.

Non volevo più aspettare per capire che cos’è
La frenesia che mi divora
Lo chiamo sesto senso
È la risposta ai miei perché
Continuando a cercare
Continuando ad attendere

 


La giornata di oggi è stata splendida. Siamo così lievi che in quel venticello che c’era se ne sono andati i miei pensieri grigi. E’ sentirsi talmente leggera da fluttuare. E’ stare con qualcuno che ti capisce così bene da non aver paura di dire qualcosa di troppo. Senza avere paura del giudizio. Avere sempre qualcosa da dire. Non esistono i silenzi, con te. E' stare lì sdraiate a parlare di passato e futuro con la semplicità di 2 ragazzine che ci credono ancora.
Ed è stato così bello che sto ancora sorridendo.

 


SheSinAbedMood ha scritto alle 22:29 | Permalink | commenti (7)

mercoledì, 26 aprile 2006

On air: Millennium, Backstreet boys
Perchè anche se sono oggettivamente inascoltabili
quando penso a noi mi viene in mente
il pontile di Brighton al tramonto e tu che canti
l’ultimo album appena uscito.

Questo è per te.Perché ci conosciamo da talmente tanti anni che non so nemmeno contarli. Eri una ragazzina con quegli immensi capelli e quei pantaloni neri con tutti i cerchi colorati disegnati che ancora quando penso a te a 12 anni mi vengono in mente quelli. Poi siamo cresciute insieme. E adesso di anni ne hai 23 e ti stai laureando. E mi torna ancora in mente quella ragazzina che mi faceva invidia perché suonava il mondo è mio di Aladdin e io non avevo lo spartito. Ed è stata la prima cosa che mi hai dato.Lo spartito di Aladdin. Sembra ieri che suonavamo il pianoforte e io mi vergognavo sempre perché non ero capace di esprimere quello che avevo dentro. E sembra ieri che eravamo in Irlanda insieme e chiudevamo tutte le tende e rimanevamo a casa e facevamo i nostri siparietti. E penso che nessuno avrebbe mai immaginato che io e te che ci detestavamo cosi tanto, cosi tremendamente diverse saremmo state ancora qui oggi, ancora migliori amiche.
Quando ti ho detto non vengo al linguistico, vado allo scientifico perché da li posso prendere l’università che voglio fare dopo me lo ricordo ancora. Perchè voleva dire non mandarsi piu i bigliettini durante le lezioni, non vedersi piu tutte le mattine in quel posto che odiavamo, non correre piu fuori dalla scuola e urlare di gioia per la fine delle medie. Eppure allora non eravamo come oggi. Eppure allora io ero strana, me lo dicevi sempre. Perché io mandavo sempre tutto all’aria all’ultimo e non ero come tutti gli altri.

E infatti siamo cresciute in maniera diversa. Dopo i primi 2 anni di liceo io sono diventata il tuo esatto opposto. Ore a litigare sulla musica. I tuoi non capisco perché fai cosi. Eppure l’amicizia rimaneva. Anche se io ascoltavo i Nirvana e tu i Backstreet Boys. Io andavo a i concerti e tu in discoteca. Io alternativa come si diceva allora e tu sempre all’ultima moda. Io sempre incazzata col mondo e tu che mettevi allegria a vederti da lontano. Io che a 16 anni mi facevo le canne e giravo con la vodka nello zaino e non volevo trascinartici in quello che ero. Mi sembravi così candida, tu.

E quella sera che ti ho chiamato dopo mesi che ero sparita. Che non rispondevo, che non mi facevo trovare. E non mi hai chiesto perché. Mi hai solo detto non mi interessa, l’importante è che mi hai chiamata. E io che non piango mai avevo le lacrime agli occhi. Perché non hai fatto domande. Perché ti interessava solo che io fossi li.

E siamo cresciute ancora, i 18 anni, la patente, la maturità. Al tuo orale tu che tremavi e io che ero li. E al mio orale io che tremavo e tu che eri lì. E quando ti ho fatto conoscere lui, quando ti ho portato nel mio mondo che era appena nato e ero così contenta che vi trovaste bene insieme. Che riuscissi a fare capire un po’ di te a lui e un po’ di lui a te con le mie parole.

E poi l’università. E quando con sguardo triste mi dicevi lo so che stai male ma io non so cosa fare io lo capivo. E capivo tutte le volte che cercavi di comprendere qualcosa che era troppo lontano da te. E tutto quello che di bello abbiamo fatto in questi 4 anni di università, spesso in posti diversi con amici diversi ma a chiamarci quando ci ubriachiamo e dirci ti voglio bene ciccia. Sempre noi, un po’ più mature ma ancora così leggere. A sentire gli sfoghi e le crisi l’una dell’altra e a raccoglierci a vicenda. A fare progetti e a condividere sogni.
E l’università è anche quando hai trovato lui, e mi dicevi sto cosi bene che non mi viene neanche da parlarne. Ed è stato così bello.Vederti cambiare in pochi mesi e avere sempre quegli occhi che brillano quando parli di lui. Vederci diventare a poco a poco più simili, appianare le divergenze crescendo, comprenderci sempre meglio. Perché io quando alzo la cornetta e ti chiamo io sto bene. Perchè tu mi dai un tale senso di familiarità per cui non fingo, mai. Non sono niente. Sono a casa mia. Non ho paura che tu te ne vada. Non ho bisogno di maschere.Familiarità.Non lo so descrivere in altro modo.

Noi al concerto dei Backstreet Boys davanti alle transenne alle 5 del mattino.Noi in viaggio negli Stati Uniti a guardare insieme quel mondo con gli occhi di due quindicenni che ci credevano nei sogni. I tuoi pianti a Madrid per quel concerto annullato. Noi a Copenhagen a scambiarci le felpe e giocare a essere grandi. Noi in Inghilterra e quella sera, quando mi hai detto che eri innamorata, e io mi sono sentita piccola piccola e tanto stupida a non averlo capito prima, ad aver baciato quell’uomo che era così importante per te. E poi a dormire in 4 in un letto solo, strette strette. Noi a giocare a nascondino. Noi a fare shopping mille e mille volte e ridere nei camerini. Noi ai concerti a emozionarci insieme. Noi a ballare e bere e chiudere gli occhi e perdersi nella musica. Noi in macchina di notte a parlare del futuro e a giocare a chi inventa la storia più assurda .Noi in camera tua a giocare a fare le zabette. Noi al telefono a sentirci sceme perché abitiamo a 5 minuti di distanza. Noi sui Navigli a fare l’aperitivo. Noi al concerto dei Subsonica a saltare in mezzo al frastuono.

Noi che siamo vive dentro Milano che si muove. Noi che anche adesso quando usciamo siamo più belle di tutto il caos che c’è intorno.

Una volta tua madre mi disse ogni volta che c’è qualcosa di importante per mia figlia tu ci sei. E io voglio esserci il 28 e esserci sempre. Quando andrai a vivere da sola. Quando ti sposerai. Al battesimo di tuo figlio. Quando realizzerai il tuo sogno. Voglio esserci.

E lo so che stride, questo post, con quello che sono io. Ma vederti laureare, vederti cosi grande, anche se hai 9 mesi esatti più di me, è qualcosa di forte. Perché eri una ragazzina che pensava a Nick e adesso sei una donna. Perché non devi mai perdere quella ragazzina che hai dentro, quell’entusiasmo che è la cosa più bella di te non lo devi mai mettere da parte.Quel tuo candore e quella gioia di vivere tutto come se fosse la prima volta.


In bocca a lupo, ciccia.




SheSinAbedMood ha scritto alle 11:57 | Permalink | commenti (8)

domenica, 23 aprile 2006

Si, ma quale gusto se sto perdendo fiducia e stimoli?
Sai, è proprio giusto il nostro mondo affollato di equivoci:
tanto più pudore tanti più stronzi che non apprezzeranno mai

E vaffanculo il giusto alla schiera degli insensibili

Forse mi hanno letto nel pensiero. Hanno saputo darmi quello di cui avevo bisogno ora. Forse non ho il tempo di crollare che qualcuno mi rimette su.
Perchè ieri era tutto orrendo.Perchè all'improvviso è caduto il castello di carte. E non ci voglio stare così. Non sopporto perdermi. Non sopporto perdere la rabbia e accantonare la lotta. Non mi sopporto fragile. Non sopporto stare alle 4 del mattino su msn a dire a qualcuno sto male. Non sopporto doverlo dire a qualcuno se no esplodo. Non sopporto chiamarlo e ricominciare a scappare perchè in fondo più sto male più voglio essere libera.
E stasera sto un pò meno male. Mi hanno fatto dimenticare quello che mi opprimeva. Perchè non siamo perfetti ma di quelle cose tanto perfette solo da fuori non me ne frega un cazzo. Non me ne frega un cazzo della perfezione di quella che tutti dicono come state bene voi e poi in realtà non hai niente in mano. Preferisco noi quindici a un tavolo a ridere come è sempre stato. Preferisco stare sul balcone a guardare giù e sentirmi di nuovo libera e forte come ero prima di ieri.
Forse prendere e per un giorno non pensare più a niente e guartarti intorno e vedere solo prato è l'unica cosa che poteva farmi uscire dal modo in cui stavo. Anche se ci sono cose che fanno male. Anche se ci sono cose che non passeranno mai. Anche se a volte mi perdo e devo ricominciare a lottare. Perchè odio chi si è arreso. Perchè non sopporto chi si rassegna, chi trova mille scuse per non reagire. Perchè l'ho fatto anch'io. Perchè la mia dose di merda l'ho già passata. E so che ogni volta rialzarsi è difficile. So che è più facile chiudersi qui e vomitare rabbia addosso a chi ti cerca e fare quello che sai che non dovresti più fare e fregartene di chi ti sta intorno. Ma così è troppo facile. Anche se nessuno capirà mai un cazzo. Anche se nessuno ha mai capito veramente. Anche se ognuno pensa sempre ai suoi di problemi e tu non puoi crollare perchè devi raccogliere loro. Anche se in 22 anni mai uno ha capito qualcosa di quello che volevo dire.
Eppure oggi stavo lì e stavo bene. E forse tante volte quello che mi ha tirato su è che quando sto di merda non sono mai veramente sola. Anche se non lo sanno quanto di merda stavo oggi. Anche se ho finto di stare come sempre. Anche se non voglio scaricare il mio io sugli altri. Eppure ora è un pò meno buio. Eppure mi è bastato stare con loro tutto il giorno lontano da qui per riprendere i miei colori. Eppure loro riescono sempre a farmi dimenticare perchè stavo male. Ognuno di loro a suo modo è capace di tirarmi fuori.

E forse è stato vedere l'acqua. Vedere l'acqua mi calma, da sempre. Da quando ero al liceo e andavo sul lago Maggiore quando arrivavo a stare di merda sul serio. Salivo sul primo treno, mi sedevo su una panchina e fissavo il lago. Immobile.Talmente immobile da pietrificare i miei pensieri. Talmente immobile da rendere il delirio che avevo dentro un pò meno insostenibile.E anche oggi vedere il fiume forse mi ha placato

E lui. Lui che mi abbraccia e non ho bisogno di dire niente. Lui che ha già capito. Lui che dorme di fianco a me e non c'è bisogno di altro. Lui che non fa domande. Lui che mi fa sentire così piccola e così protetta. Lui che comunque vadano le cose non rinuncia mai. Lui che mi stringe e va già un pò meglio.

E questo è forse il post più brutto del mondo.Perchè viene fuori tutto e non metto freno. Perchè parlare così non è da me. Perchè sta risalendo la furia e questo sono io ed è la condizione in cui sto meglio. Perchè ogni tanto mi sembra di stare scivolando giù e poi di botto entra la rabbia che è l'unica cosa che so essere sul serio.Io non tremo.


SheSinAbedMood ha scritto alle 03:51 | Permalink | commenti (12)

giovedì, 20 aprile 2006

Devo scriverlo.Devo urlarlo.5 mesi di studio per preparare uno degli esami più grossi, 5 mesi di nottate tremende sui libri, di lavoro certosino a fare schemi su schemi su schemi . E oggi mi sono svegliata triste. Non avevo paura, agitazione o che. Tutta l'ansia si è trasformata in tristezza. Dire se non ce la faccio, se vado li e vado in panico, sono 5 mesi buttati. Se anche solo un secondo mi distaggo devo rifare tutto da capo. Se non sono all'altezza. Se questa è la volta buona che crollo. Se stavolta mi perdo proprio nel momento in cui dovrei essere al massimo, proprio in questo esame che è forse il più grosso di tutti e 6 gli anni. Ma mi sono fatta forza. 30. Non ci credo. Me lo devo ripetere nella mente per ore. 30. E' come se avessi levato un macigno dalle spalle. Soddisfazione di vedere che hai lavorato per qualcosa.Ce l'ho fatta.

E ora si va avanti. L'altra sera camminavo su quel solito vialetto per il solito locale a incontrare la solita gente e sorridevo e non so perchè. E sentirsi così bene e avere mille cose che ti turbano ma sono sotto. Per una volta non rovinano niente.Stanno sotto che quasi non le senti. C'è qualcosa da qualche mese a questa parte che ti fa sorridere.E non lo so cos'è. Non lo so perchè a un certo punto smetti di preoccuparti e cominci a vivere. Preoccuparmi. E' sempre stato uno dei miei passatemi preferiti.

L'altro giorno era Pasquetta. L'anno scorso a Pasquetta eravamo a Sirmione. Era così bello. Mi manca partire tutti insieme.Mi manca andare via lontano da tutto e non pensare a niente.Mi manca sdraiarmi in mezzo al prato e guardare il cielo.

Per poterti sentire leggero come il cielo impassibile| leggero ed impassibile | leggero ed impassibile.

Sirmione sono io che guardo il lago e voi lontani sul pontile mentre mi chiedo cosa mi aspetta, cosa ci aspetta. E' passato un anno e siamo ancora qui. Non lo so se è positivo quando il tempo passa e le cose ti sembrano ancora le stesse. Non immobili. L'immobolità mi terrorizza. Ma le stesse. Si evolvono parallelamente. I sapori sono più forti, forse. Le cose più sfuggenti, forse. Ma siamo ancora qui.


SheSinAbedMood ha scritto alle 11:44 | Permalink | commenti (9)

sabato, 15 aprile 2006

Sapore in bocca di quello che sei mentre in macchina l'autoradio manda a tutto volume Viola. Sapore di quello che eri e di quello che sarai sempre. Voglia di correre e urlare e lasciare tutto fuori. Voglia di cancellare e di riprendere da capo e progetti e sogni e confusione. Immobilità e silenzio e cercare qualcosa che eploda.Nel mondo che esplodeCercare la pace e cercare la tempesta. Cercare la quiete e bramare il delirio. Fermarsi a guardare da fuori mentre il mondo scorre e tu stai fermo a guardare. Cercare una via e guardare di lato. Contraddizioni. Ed è per questo che va ricercata. Cercare il frastuono nel silenzio. Volere tutto e volere niente. Non saper scegliere. Non saper decidere tu quale sei. Tu dove vai. Tu cosa vuoi. Delirio o quiete. Passato o futuro. Silenzio o tempesta.

 


SheSinAbedMood ha scritto alle 19:58 | Permalink | commenti (10)

domenica, 09 aprile 2006

Noi sereni e semplici o cupi ed acidi,
noi puri e candidi o un po' colpevoli
per voglie che ardono:

noi cerchiamo la bellezza ovunque.

E noi compresi e amabili o offesi e succubi
di demoni e lupi, noi forti ed abili
o spenti all'angolo:

Noi cerchiamo la bellezza ovunque.
E passiamo spesso il tempo così,
senza utilità (quella che piace a voi)
senza utilità (perché non serve a noi)



SheSinAbedMood ha scritto alle 14:52 | Permalink | commenti (5)

domenica, 09 aprile 2006

Svegliarsi ascoltando Einaudi rende forse la giornata migliore. Ennesima giornata di studio mentre ascolti la musica e passano dentro i momenti in cui avresti voluto fermare il tempo nell'istante così perfetto e viverci dentro. Quei lampi d'infinità che vorresti abitare. La voglia di mollare tutto e partire all'improvviso e non pensare più a niente. A quanto ti ha tolto questa facoltà che di umano ha poco. Che ti insegna a curare un uomo ma non ti insegna a curare la sua psiche. Che non ti lascia spazio per occuparti della tua, di psiche, di nutrirla con nulla se non con nozioni su nozioni. Ritagliarti lo spazio per esistere, cercare i momenti per farti portare via da discussioni sull'essenza e sull'esistenza, non farti inghiottire in un mondo che non è il tuo, se non per la passione innata per la medicina. Amo studiare quello che studio. Amo avere la possibilità di realizzare il mio sogno. Da che ho 13 anni quello che mi ha spinto avanti ogni giorno è stato il pensiero che un giorno sarei stato davvero un medico. Che non era impossibile. Che ce l'avrei fatta. E adesso ci sono quasi, ho visto metà dei miei compagni ritirarsi, perdere l'anno , avere esaurimenti nervosi, non reggere più. E io sono ancora qui, mancano 2 anni e davvero mi chiameranno dottoressa. E' il sogno di una vita. E se da un lato mi ha dato forza e anche nei momenti più bassi, in cui cominci a precipitare e non riesci a fermarti, il pensiero so dove sto andando, so per cosa vivo, ho una passione che mi tiene in piedi mi ha impedito di arrivare a toccare il fondo e cominciare a scavare, dall'altro c'è il rammarico di quello che mi ha tolto. Perchè non lascia spazio alla fantasia, all'immaginazione, alla creatività. Perchè è un mondo di mentalità chiuse. Ed è giusto cosi, lo so. E' giusto che sia solo scienza. E' giusto che il mio piccolo mondo me lo coltivi io, che i miei spunti arrivino da dove sono sempre arrivati.

Einaudi mi tira fuori questo, pensieri sconnessi.

Vorrei solo avere più tempo per la follia.

Sarei stato in grado di comprendere
Ogni castigo avesse avuto in sé un valore
Non cè valore
Se non c’è vanto nel dolore
Chi è costretto ad ascoltare troppo
Non vuole più parlare

 


 

Ieri sera è stata una serata di quelle buone. Se poi qualcuno si ricordasse che deve stare sobrio perchè la macchina qualcuno la dovrà pur guidare sarebbe ancora meglio ._. 

 


SheSinAbedMood ha scritto alle 13:12 | Permalink | commenti

venerdì, 07 aprile 2006


che posizione hai?
qual è il tuo numero?
sei in discesa o sei in salita?

Come quando hai la testa completamente piena e non senti più i tuoi pensieri. Come quando non hai più tempo di esistere. Come quando vorresti mollare tutto e cominciare a correre all'infinito.Odio questi periodi.

17 anni, quando ascoltavo Scappa! Di corsa! Piu avanti, si sosta!

Credi in un'ideale, credi di aver capito tutto, credi che non sarai mai vecchio, che realizzerai tutti i tuoi sogni, che te ne andrai, che sei libero, che niente ti può fermare. Poi ti alzi e di anni ne hai 22, credi nelle stesse cose ma il sapore è diverso. Il sapore della sigaretta delle 4 del mattino è diverso. La gente cambia, il fuoco dentro ce l'hanno ancora in pochi. Ti chiedi se diventerai mai come loro, se ti incanalerai mai in una via, se smetterai di credere al tuo piccolo mondo parallelo e comincerai a ragionare come la gente normale. Se rinuncerai mai alla tua dose di follia, se smetteranno di dirti io non ti capisco, se smetterai di chiedere urlando le risposte che non vuoi. Se intorno a te ancora qualcuno ce l'ha, quel fuoco, quei sogni, quella voglia di spaccare il mondo che avevi a 17 anni. Quel non chiederti mai e domani. Perchè è difficile tenerti vivo quando tutti intorno a te si spengono. Lo chiamano crescere. Io dico appiattire. Io dico che non ho smesso di crederci, che 17 anni dentro li ho ancora. Che vedere i miei coetanei che hanno rinunciato a sentirsi vivi in ogni istante mi rattrista. E no, non ci sarò mai così. Fossi anche l'unica superstite dei miei 17 anni.

Io sono fuori di testa? Si sono fuori di testa?
Hai mica visto volare il mio teschio, Signore?
Perchè ho perso la testa


Stasera mi ha detto che il suo pensiero ,quello che ti dà vita, è l'attesa di vedermi, ogni mattina, appena sveglio. Insensibile al dolore e alla dolcezza, ma per una volta  non ho riso delle sue parole ma ho sorriso dentro di me.

La mia emozione è un brivido e non lo sperderò
ma prenditi un mio battito e mischialo coi tuoi

La cosa più speciale che mi potessi offrire:
un lampo di infinità.
Che non mi fa dormire e non mi fa vegliare:
ora è per sempre ora


SheSinAbedMood ha scritto alle 03:02 | Permalink | commenti (1)

domenica, 02 aprile 2006


E forse, magari è vero, mi piacerebbe di più scivolare su tutto.
E forse, magari è vero, converrebbe di più essere semplici in tutto.
E forse, mi pare chiaro, funzionerebbe di più vivendosi bene tutto.
E forse, anzi: sicuro, io so che non riuscirò a fare questo del tutto.
Mai.

(marlene,mondo cattivo)


SheSinAbedMood ha scritto alle 23:23 | Permalink | commenti (5)

Forse se smetto di respirare
se ne va via da se
Cos'è? Cos'è? Cos'è?
Si riproduce vivo in me
Cos'è? Cos'è?

Conflitti interni che lasci a macerare
Perchè è la tua realtà che ti fa inumidire
Puoi non vedere,
Puoi rifiutare
Ma le serpi di oggi
sono i vostri bambini

Inocula il mio germe 
           Afterhours, Germe
 

amo
odore di pioggia |al gusto di pioggia ||deliri alle 3 del mattino |Io sono fuori di testa? Si sono fuori di testa? Hai mica visto volare il mio teschio, Signore? Perchè ho perso la testa ||solitudine|so low-so alone-dovrei fare l'eremita, sarebbe meglio per tutti||bellezza|noi cerchiamo la bellezza, ovunque||guardare il cielo| Per poterti sentire leggero come il cielo impassibile| leggero ed impassibile | leggero ed impassibile|

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parole di "Germe", Afterhours
fotografie di Andrea Giacobbe
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